3° Capitolo

La caratura del linguaggio va utilizzata con dosi oneste, non si può versare il prestigio su di un fatto che poi realmente arriva fino a un certo punto. La fusione delle parole, assume un corto passo e si avvile all’Argento rapido, poi riflussa e si dilunga in pennelli di Oro smaltato sulle dita di una escort che ancora oggi mi racconta di certe storie che mi riguardano, di quando il giro di Paris prese luce in diamantino, sulle note di musica mixata da più mani. Miriam me lo racconta su chat private mentre batte il martello della legge sulle cattedre di Brescia, per le quali fui angherato dalle sue barre di stato. Il segreto che corre è l’amore di una lettera scritta in diamantino, con sfumature rosa dove mordere la pelle abbronzata dal sole del Tirreno. E’ una vipera che scorre la gamba e sale su come una paura, deglutisci in silenzio e obbedisci come vuole il desiderio di chi ha fatto l’arte della tradizione, il senso profondo che costa la faccia che metto di fronte al problema. La luce del prestigio scende come gocce di mandorla nelle tue labbra e bagna l’anima di un piacere costoso, come la Libertà, mia Musa giudicante, il velluto serve soltanto a pulirti le lenti degli occhiali quando ti nascondi dal sole che baci con tremore, del tuo pulviscolo di sbaglio in quegli occhi che ballano la guerra dentro i miei, lo sai cosa valgo. Il diamantino scorre nella lingua come un fulmine lento e assoda la patta e il vizio nell’invocare la giustizia, per il tuo appetito di formidabile escort, degli alti tacchi per cui vìola il pudore e nè fa questa legge come un gioco, che sparge la crema dove tu imbocchi la tua perversa voglia di me. Lento passa il piacere e godi di quello che ci ha dato la strada dove precipitiamo in discesa libera, da quelle scale che poi risalgono, si schiudono come scelte e la protezione di cui hai voluto pagarne verità, vale il diamante che brilla al buio nella sua polvere di secoli, per ciò che fu il mordersi al cuore. Passarono cosi le vicende delle nostre notti segrete, per cui il tuo viso sorride e nè palpa, l’autore in questo patto svelto, ma dura poi il mio dileguarsi tra le carte, in fondo poi a ricettare il male, in splendide mandorle e gocce di diamante protetto, nella sua libertà, in giro per la Paris che divide il prezzo di chi ha pagato dal prezzo di chi invece deve pagare davvero. Mandorle di Diamante, custodite nei caveau dei silenzi, in cui c’è il rispetto di quello che avremmo da dirci tu e io. Ti trovo sempre li, dove ti ho lasciata Miriam, tra quattro portafogli ad aspettarmi. Così il prestigio della letteratura corre negli uffici risale il fiume del dolore e naviga contro le cascate, in pioggia di Smeraldi, nelle tradizionali occhiate che lancia il giudice al carcerato, in cui travaglia la maldicenza e la disperazione che la legge taglia fuori, con scure di boia làddove non c’è perdono, di prestigio non ci può essere se resiste questo sound di bubble, sulle note della decadente tromba che annuncia il desiderio: quelllo sfondo annerito di consapevolezze che distinguono l’Argento liquido dalle mandorle di Diamante, nello stile vivente, dei miei occhi sui plichi di Poesia, in fatti sospetti, come un’ispettore che indaga con il fucile, o le più veloci micro spy, che uccidono con le loro registrazioni a trabbocchetto. Il giro prende forma in sottile piega di pietà, verso ciò che commenta la realtà parlata usata come scusa a odia a scherni, a ciò che la mia vita la stada non ha mai negato. Il rispetto resta sempre quello, di uno sveglio, ma poi cosa conta gocce di smeraldi pizzicate come gente che ha valore dalla legge, con odio e sregolatezza da chi accusa senza giudizio, un’ origine più umile del tuo ridere di me, quando prendi una botta che ti taglia per sempre l’animo e resti li con dolore che sanguina dalla bocca, lì non c’è niente, gli opposti i simili, i più stressati di utilizzare il verbo come calunnia e fare la grande balla da cantare come se nè avessi il diritto, a chiedere cosa o come sto per dire che sono uno zombie che fa schifo. L’opzione resta rompersi la testa senza sapere che c’è da capire, di certo non le loro raccomandazioni, capire che la legge ti inserisce in un percorso riabilitativo, per cui il tuo essere sui registri dei ricercati, dei criminali, degli indagati, dei colpevoli che hanno colpa davvero, in una vita mi sono chiesto se fossi innocente, di fronte alla spada: “No, sono colpevole”, non di quello che c’è scritto sul tuo registro o sul tuo taccuino, di aver scelto, dopo l’incredibile dolore che ho provato, di fare la guerra a tutto questo, invece di curarmi davvero, dalle ferite. Cosi sarei cresciuto, con un agire furtivo, un fare assassino, una cattiveria costruita nelle sue poesie. Una tristezza, un pianto. Quello che poi sono stato è stato proprio questo, quando mi sono salvato tra le scie di questi Smeraldi, sul giro di Paris, in cui non guardo la capacità, guardo in silenzio lo scorrere del tempo sulla musica in remix da più di dieci anni, mentre il mio sorriso mentre so di essere Libero, sparisce nella storia, di chi ha seguito la verità, sul mio fatto poetico di estrema attenzione, sulla critica di chi sta dietro alla vecchia maniera, di chi non mi comprende e rassegna idee ad un insulto ricercato. La mia e soltanto mia strada che non mi ha tradito, mi ha lasciato li tra lacrime di Smeraldo, sul tuo volto che lacrima. Così mi sono salvato, sulla palla di fuoco in cui non mi sono bruciato, dove ho avuto la danza delle mie virtù. Per questo vale, il tuo rispetto. Nel senso della tradizione, fare il Nismo della tua vita, dove metterla in gara, dove non esistere. In verità questa storia che la strada è tutta la vita, ti nasce in senso orientativo, varia a seconda di quanto ti senti in grado di crederci, che per strada trovi tutto e ci sono persone nei salotti borghesi, che sputano sulla povertà di chi ha scelto di fare Arte, la mia Arte. Quando termini un servizio, chiudi un giro, di Lecta de la Loy martial della pena di corvino, ai salti mortali, per avere 100 rose. Rimbalza, come un proiettile nel carrello in cui ci ho messo il Pr. 01 l’unico tipo di Pr. che funziona nella mia funzione sul grilletto alla tua fronte di strillone e infame. Così è un cut head del giro di Paris, in cui sono rimasto in piedi, tra le tue braccia in un momento di silenzio, ripresi a capire dopo la mia schiavitù alla tua fonte di Zaffiro, in cui bevo il succo del tuo orgasmo, in silenzio dove nemmeno un Dio riuscirebbe a strapparti da me. Navigo sotto copertura in un mare di malelingue che minacciano la mia Libertà, questa copertura è l’Arte con cui mi sono vestito, il metodo in cui non ci sei riuscito a fottermi. Così sono questo bacio, sul tuo collo cosi violento che lascia il segno di uomo libero. Il servizio di questo giro lo termino lasciando un suono di malizia che sfreccia nel profondo del fatto successo, al patto con gli assassini del regno d’Italia, che la plaza a cui lavoro è un cielo, un cielo che non vi appartiene. L’orbita del giro della Paris chiude in silenzio tanti anni di lavoro, tanto esercizio dello stile, pretendersi dove il rischio è troppo grosso, dove sbagliare vuol dire svirgolare dal Nismo, così il diamantino flusso di riflessi, scopre alla luce la sentenza della fiducia, lìddove non c’è stata voce o dove tu hai espresso la cattiveria sul mio cuore. Làddove cresce l’abbondanza, di un Artista assoluto negli anni, per cui la sua pena ha così estirpato. Lento a passo corto, con dieci carezze delle tue mani, con il diamante sotto scorta, in questi carati di amante, del tuo vizio di castigarmi quando la carne che mordo per redenzione dal mio peccato profuma di Chanel. Tutto ciò orbita nel giro di Paris, proprio per queste strade sotto la neve, in cui la Mafia che ho fatto non ti ha fatto vedere la boccia, dove la Mafia su di me, ha sterzato per andare altrove. Così i patti sono stati raccontati, letti e fatti nel nismo, della Favela. Riprende quota questo Raptor, colpito da una scarica antiaerea, che dissesta la rotta. Vola verso il cielo, si nasconde tra le nuvole, le ali d’acciaio di un predatore dei cieli. Sbarella la tua voce di critiche, il detto compenso, una casa al mare. Chiude l’orbita questo zaffiro sparisce nelle canzoni di moda, è l’eco del fatto di tale lettera di diamante. L’orbita pesante del giro di Paris completa il Nismo, si svolta sulle orbite più piccole, interne e protette, a questa mega Orbita di tanti anni, qui a Paris dove tutto combacia di nuovo in un dejavu, sulle scrivanie di chi comanda con il ferro e il distintivo le strade, dove l’Urban e la street sono più fitti e gruppi di Artisti che valutano il carato. “Sì è un diamante, 12 carati è un tenebrescente, è molto bello complimenti” “Bhè grazie, buona giornata”. Svoltai allora nella notte in cui presi forma, trassi vantaggio dal silenzio nè divenni Principe, del fiore della notte.

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