
IL FIORE DELLA NOTTE
1° Capitolo
Ho cercato di capire cosa fosse realmente successo quella notte, mentre l’atmosfera era comunque tetra, la Paris che conosco è fatta di movimenti tra chi comanda e chi ruba. L’arte che sa di forme plastiche, delle novità cercate con il lume critico, l’assemblamento tra le culture. Io da Italiano, vedo dei problemi comuni, vedo anche degli aspetti superiori, vedo il costo della vita, la corsa verso la fine giornata. Non c’è la speranza di un mondo migliore no di certo questo sovviene a tutti, ma nelle rues più difficili ci trovi il banale ma vero scambio della merce. Gli uffici delle Lettere sparano colpi di pistola nei fianchi, la sopravvivenza è difficile. L’industria della stampa è alla ricerca ma gode del silenzio della vecchia guardia, così alla fine si cela dietro il trentennio passato, questa vecchia guardia che c’è un pò ovunque, che ha perso fiducia nei giovani, che non trova le risposte che vuole. Così noi giovani poeti, ormai diventati grandi, non abbiamo molto tempo ancora prima di sputare le nuove sentenze dei nostri tempi. In fondo alla ricerca dello spirito della poesia ci va un pò chiunque ma ella sposa solo chi davvero ne fa poi arte e di ciò una vita. Volere del Poeta credere in sè per arrivare a lavorare per una rivista, volere sganciarsi dalle correnti e correre da leggenda, formare un piano di evacuazione dall’imbellicilità e un piano d’affari per confrontarsi con il mondo. Questo è l’aspetto di un lavoro, ma qui dove non c’è attrito puoi trovare la formula migliore per i tuoi cambiamenti, i tuoi sensi liberi, le tue luci. Cercarsi oltre una certa esperienza significa lavorare sul proprio amore e crescere in sè ma di conseguenza e di autorevolezza; quando puoi trovare ciò che ti piace, non è certo una disperazione che te lo porta via, è qualcosa di più afferrabile come un premio, che viene rilasciato dalle strade dove avvengono gli scambi, tra gloria e crimine a me che sono sparito, quella notte tra le note di un violino italiano, tra le stesse strade in cui ho cresciuto il mio affare. Un affare di storia, un affare d’arte, un lavoro sporco, una cresima sull’asfalto di Paris, una tonnellata di santità nel mio inchiostro, una visione che lascia la scia della polvere del sangue seccato sulla cicatrice, nel volto letterario, nel fuoco che brucia il silenzio tra le virtù della lettera critica di malefatte e di argento liquido. La fonte della mia scelta era il mercato della borsa, con sè or noir il costo del mio sponsor sa di sangue e controllo della strada, qualche vecchio lavoro sporco che ho fatto ancora, con la promessa di restare in strada e non venduto alle fantasie dei salotti o delle ville imperiali. Dovresti vedere certe facce, sembrano diverse il mattino dalla sera ma sono sempre loro, i double face criminali della televisione, delle radio, quelli che ti sputano nel piatto praticamente. I trucidatori, loro i critici della scrittura sull’acqua. Quando le mie cente mi sostengono con una buona certezza, sui fili di rasoio, dove pure mia madre mi aiuta e prega che mi comporti bene, alla mià età mi faccio ghignate che rimbombano in certi echi, dagli asfalti di Firenze e di Milano, agli asfalti di Paris, per cui pesa la calce a tocchi di oro, come sassi in banca nascosti e purificati nelle rues nascoste, da escort bellissime che hanno unghie curate e occhi di fuoco, solo per loro, che ballano da sole. Dove l’asfalto non piange da solo, ma piange chi non presta attenzione o chi perde la testa e si frantuma in crisi esistenziali che uccidono l’uomo. Non potrei dimenticare il cannone puntato dalla Gendarmerie, sulla strada del disastro, ma non dimentico le risse per una donna o le botte per 1kappa. Oggi vale questo oro, il mio oro nero, quello che mi mantiene alta la faccia, in questo squalismo del dolore. Ho perso le mie prime dignità già da ragazzino e ho pagato gli anni in silenzio il mio culto criminale, ma resto agganciato ai fatti di Rue de Crimee, dove la Polizia Italiana mi controllava, come i vecchi tempi quando smazzavo per le vie di Lodi, le stesse vie che mi hanno tradito, buttato in manicomio e perseguitato e drogato per avere più autostima. Oggi pesa, il mio Francese, dove tu scrivi poesia dove tu hai pubblicato con gente che fa letteratura e nè fa business per grandi attori, o per grandi campioni della bugia. Osservo spesso il ragionamento, nè traggo beneficio, quando svalvolo nel ragionamento mi fermo, prendo una pausa, stacco e blocco il tempo per capire, con pochi soldi questo non è possibile, quindi mordo dai fatti di via Ghiacciaia a quel posto di blocco saltato, fino a correre sulle scale per uscire dall’Inferno, e oggi puzza il vecchio e non mi rende. Le scelte diverse hanno prodotto la diversità tra me e te che sei mio nemico, lost memories not available perchè io ricordo il valore dell’Infamia ricevuta negli anni. Oggi profuma, il mio business ed è mio, dove c’è limite ma puzza di vecchi boss che ostinano la bocca a parlare e dire ciò che è vero o falso secondo loro, contro cui ho fatto un discorso, che tu di me non puoi sapere, perchè non c’è stato nessun controllo, quindi tu di me non puoi sapere. Vuoi sapere perchè dove nascondo l’oro c’è questo odore, vuoi sapere cosa ho fatto, lascia che ti faccia un tour leggero, da Roncourt la spiaggia di campagna ho preso il colpo, il mortal kombat la botta che ha diviso il tempo, più i soldi rimasti del mio vecchio. La playa, dove ho ballato con il contatto è la spiaggia di Sable d’Olone, quale vacanza a tornare da Nantes, una vacanza che mi poteva costare il carcere, tornare a Rouncort. Quella notte arrivò e fu il momento in cui nel silenzio e con la beffa dell’anonimo, tipica scelta del profilo basso che faccio per non prendere gli schiaffi dalla legge, cambiò il mio volto e prese la strada del silenzio d’oro nero, in cui il mio giro un tour leggero di cui racconto, mi ha pagato levandomi le scuse i se e i ma dal black e lasciandomi respiro, dove oggi metto sui fatti di Rue Lafayette, la mafia di Parigi negli svicoli, dove nascondo il mio oro, sui tuoi canini sporchi di bamba o sulle gote arrossite di emozione di Sophie. Tu non saprai mai, dove non c’è controllo non c’è discussione o diritto di parola, per te che cerchi di essere contro o che lavori per la polizia e mi controlli. Leggerai i versi dell’oro che possiedo e perchè lavoro col denaro, dalle strade sporche di bestie di Satana, alle perle che compro per il mio collier. Dove guardi, questo è il posto dove nascondo il mio oro, tra i ghigni di chi mi rende la materia a te che mi stalkeri a te che leggi da un paese che non c’entra niente con me, per dire, che ciò che pesa in letteratura è l’oro dell’inchiostro che usi, quanto ti vale un verso, a quanto è quotato, a che piazza lavori, o con chi hai rapporti, quando sei conosciuto come poeta come scrittore e non sei un trash best seller mosso da media e social media, politici e venduti, ma appartieni a categorie pubbliche nella nicchia di chi fa davvero lettera, che hai di certo passato la total shit in mezzo ai lavori fatti, le vecchie scritture i pezzi mancati, la droga nascosta le lacrime di Sophie e la fatta puttana vita che ti ride in faccia, ma tu che ne sai chi ha l’oro nell’inchiostro, quanto pago una penna o cosa ti ho scritto in piena crisi di pazzia, gli scanni di un pazzo o il flusso di un bel pensiero, le notti ubriaco con il rimpianto di non aver fatto la cosa giusta, il pezzo che ti manca per uscire dal disastro, non è mai arrivato. Ho cibato di male e dolore che ho provato, il mio fiore ed è un fiore carnivoro, soltanto che profuma di fascino e pretende la perfezione nel suo scambio, da bocciolo a fiore luminoso. La Rosa carnivora così bella che pranza con il tuo pour parlè e non fa patti tranne che con il silenzio, il mio giro silenzioso nelle notti di lusso nei club, nelle abbaiate del Rotwailer che ti morde se gli entri in casa, nelle bocce di shampoo Ushuaia che costano poco nelle narici incrostate dalla coca che sfruttano giovani trader con il vecchio metodo del guadagno assicurato. Puoi credere a quanto non piaccia, ma che il giro piaccia ho seri dubbi, sei piùttosto attaccato alle tue vecchie bottiglie fatte ai tavoli delle disco, non per me, dove ho lasciato la traccia è un bell’errore, perchè di questo errore ho fatto l’oro del mio inchiostro, per cui scrivendo genero un valore e il valore è d’oro. I Carati con cui esprimo il mio stile sono i segreti dei miei lavori sporchi, il trend del mio comportamento, quando in silenzio giova il senso e l’idea di un pensiero danaroso, pressochè preleva il gusto dal cervello e pulisce il baratro dell’aquario in cui nuoto. Sarà certamente un investimento, ma preme alla tempia come una Glock affamata e schiaccia la notte ai miei piedi, dove non c’è chi mi comanda, ma le regole del gioco non le ho inventate io e quindi il mio pranzo pesa, così come un mio sbaglio, perchè se sbaglio, mi faccio troppo male. Altrove non c’è cosa io abbia importato, c’è il resto del mondo che non mi gira attorno, per il quale sono uno come tanti, che paga le tasse e si fa il culo per vivere, dove trovi il confronto pubblico main stream, dove non mi conoscono davvero. Così scritti i miei carati sono come delle spine nel fianco a chi minaccia, con il peso d’infame la mia vita il mio guadagno. Costa l’apparenza, sfumata negli stermini della mia anima anni fa da parte di chi mi ha offeso. Dai fatti rivolti a tempi che sono stati divorati dal talento, dei carati scritti, negli odori delle cene calde con mia madre, nelle parole di ignoranza che straevolve nella cultura popolare. Altro che il dibattito su cosa c’è che non va e cosa è realmente la mia vita, tra gente che è completamente fuori strada. Mi marchia il lavoro del pusher sugli asfalti Italiani, ma bei lavori anche a Barcelona, certe tipe talmente serie che incontri in questo lavoro, alcuni bei ricordi e poi la spiaggia in Versilia, di Torre del Lago. Non mi hanno mai fottuto in questo, così la tradizione è quella, ho venduto anche chip di certo tipo, ho venduto anche un vaso con quattro gigli bianchi a una signora che mi ha chiesto se gli trovavo il giglio proveniente da generazioni dalla Francia. Pesa il mio carato, viaggia oltre il tuo spergiuro e si posa sul giro che non parla, del mio oro, quando racconto a Borko certe cose, tira sempre una riga nera sulla tua bocca. In Bulgaria hanno adottato l’euro da quest’anno e l’Ukraina è stata difesa dalla Nato, costa poco una prostituta Ukraina, è il viaggio che si sono fatti in tanti. Alla fine si è rotta la ruota, per me gira così, dove il mood è questo per il resto puoi crescere nel lavoro ma resta poco del passato, resta solo un pensiero che è fatto di rabbia, come i fatti di piazza tricolore, tanti anni fa, gira ancora il cazzo per aver guadagnato solo cento rose nell’ultimo giro. Il mio giro è il mio oro e vale il gioco, sono i versi che mi permettono di mangiare, in cui faccio Nismo, ed evolvo sulle note di questa storia, questi boss che mi vogliono sotto torchio e queste leggi che tassano anche le dita delle mani. Spara, l’oro dalla penna e violento flutta sulla carta scrive il Fiore della Notte, una leva che taglia fuori il vecchio porcaio di ammazzatoi, alza la vista e prende tutto, con le mie garanzie, come una volta, quando c’eri anche tu sul libro paga. Volato via, come un torrente di nuvole il mio oro scrive la storia, di ciò che faccio in questo giro leggero delle mie AirMax, una piazza d’europa una lamata sulla bocca, devi stare attento perchè il passato è stato abbandonato, rinchiuso in barre firmate da magistrati che hanno scritto di me negli anni, della mia patologia clinica e delle definizioni eacurate per arrivare a dire che sono irrecuperabile. Dove ti racconto il mio tour leggero d’inchiostro costoso, che tempo fa avevano fatto a pezzi, delle mie opere, non riuscirai mai a dire che sia falsa, la letteratura che ho scritto. E cosi anche il costo di una copertina fa variare il prezzo di un libro, è questa corona che porto, a darmi prestigio, non è un viaggio dentro i poeti che puoi conoscere, è un prestigio scritto che ha valore, il tempo giusto con cui premedita una scelta. Nel carato predico il valore del giro, quando Miguel si fa certe risate se gli dici che c’è gente che ha provato a fottermi. Lascia correre il destino non fa per me, ormai ho creato un giro in 24 carati d’inchiostro che rimbalza nelle pupille di certe fanciulle ancora iridate nei loro ghigni. Quando pensi ad essere preciso coi pagamenti, c’è sempre qualcosa che spacca le palle, ti complica, parlo di soldi, così da darti persino un grande fastidio. E’ una serietà che poi con l’età cresce, si consolida e ti rende uomo. Esce dai rapporti, questo dire ma vale per tutti, anche se i rapporti sono strettamente pesati, studiati e affidabili. Così è la restante polvere del mio pensiero, un volgere a casa, su delle strade non consentite, per cui cresce il fascino, in cui il mio ghigno sfreccia nelle notti assetate della carne femminile, per dove ti lascio lì tra quattro portafogli, a contare il tempo che non passiamo assieme. Quanto pesa questo inchiostro, è sicuramente un fatto reale, quello che ti racconta questo fiore della notte. Non prendertela, fa più male tenerselo dentro ma è stata per me, l’unica soluzione potrai capire a quanto fluttua questo giro. Quando scavalco la finestra del bar abbandonato nel quartiere di Poble Nou trema tutta la struttura e fa un casino bestiale che da fastidio. Era l’ultimo carico del mese, dal valore di mercato di 43kappa, dipende poi a quanto lo compri, così ti fai i conti, mentre percorri il quartiere e svolti nella Rambla S.Monica per 124 metri l’attraversi come un coltello e sparisci la sera verso le 9.00, in barceloneta con un buon bicchiere di sangria, sbeffeggi la paura con Melissa e Jorge due vecchie volpi del giro di Barcelona, poi mi telefona Borko, due minuti a parlare di un cazzo di fucile rubato dal deposito e che l’allarme non ha suonato, che i chip non funzionano e allora mi incazzo, perchè se metti il tipo F in un sensore a basso voltaggio il chip non funziona è inutile che mi insulti un quarto d’ora al telefono sei tu che sbagli a montarlo, con i tuoi decenni di perito informatico di cliente che si è trovato, i chip vengono dalla UK e sono omologati per un voltaggio alto, ad intensità termica, se tieni 12 volt il chip non funziona. Quindi stare a spiegare a Borko che questo va scartato perchè insiste nel dire che gli vendiamo truffe, che non facciamo affari giusti ma è chiaro se sbagli a montarlo nel sensore con un basso voltaggio non funziona e l’allarme non suona. Discorsi da bar alle 10 di sera in mezzo alla spiaggia, fa caldo e Jorge lo trovo ancora al trullo della sangria mi dice che quest’anno è chiuso il ponte, non passa più merce da lì e che bisogna cambiare strada che in Europa ci sono controlli bastardi, 8 anni di carcere il massimale per chi spaccia un kilo di cocaina, una rabattata sporca che ti uccide tra avvocati e polizia da cui uscirne è solo facendoti il carcere. Passa una mezz’ora e vedo una volante passare lungo mare, sarà meglio quindi che mi levi dalle palle in fretta. Saluto Jorge e vado dritto al piso dove vivo, mi chiama Melissa mi dice che è tutto a posto che mi aspetta por la manana a parlare con il cliente, un francese che compra in contanti ma se gli dici di metterti sul conto i soldi non ha problemi. Ho tre clienti, due sono svizzeri, si fanno sentire loro e vogliono il servizio in una settimana mentre il francese non ha fretta, ma prenota in anticipo. Metto giù con Melissa, vuole che la paghi per andarci a letto neanche glielo chiedessi, è tremenda quella donna, l’ho conosciuta due anni fa in un hotel mentre bevevo un Mohijto, mi ha sbranato l’Eros due settimane poi se n’è andata in Francia a fare la bella vita dicendo di me che ero un verme perchè non avevo tempo, che sfacciata le ho pure pagato l’aereo, doveva comprare roba da Chanel a Paris con il conto che non poteva toccare altrimenti scopriva che era a Barcelona, suo padre. Mi chiama un mese dopo chiedendomi di starci assieme e io le dico di no perchè con una escort, o ci vai giù pesante o lasci stare e così le ho proposto il lavoro del pusher a tempo indeterminato. Mi chiede ancora 500 rose per scoparci convinta che io ci stia, la reputo un talento assoluto. Così mi siedo sul sofà e mi sdraio mi rollo una sigaretta, fumo Philip Morris esclusivamente, costa poco qui in Spagna costa un botto in Francia. Mentre fumo penso a questi lavori, l’estate calda e le facce incendiate dal sole della gente che trovi per strada, chi viene a Barcelona per fare affari non è cosi abbronzato. Jorge è il tramite con il Cubano del bar abbandonato, il Cubano non è quello che pensi alto due metri e muscoloso, è un tipo di sessanta anni coi rasta che spaccia kili di bamba da quando è ragazzo e vive nella Barcelona criminale, che fa le manifestazioni per legalizzare la cocaina. Soldi nel piatto e pacco in ritiro, altrimenti se fai il coglione ti prendi un colpo di pistola nel ginocchio e non ti salva nessuno. Il giorno dopo devo beccare il francese, mi metto a dormire e così dormo e mi sveglio alle sette di mattina, la sveglia suona mi faccio un caffè metto la minimal di Magda, mi rollo una sigaretta passo dieci minuti a cagare e poi mi faccio una doccia, mi vesto metto le AirMax mi rollo un’altra sigaretta mi faccio un altro caffè, bevo un bicchiere d’acqua e vado da Melissa, in carrer de Pau Claris. Mi aspetta lì con il pacco che le ho dato la sera, entro in casa mi da un bacio sulla guancia prendo lo zaino e sparisco, cammino 600 metri svolto a destra prendo un taxi fino al bistro, pago e scendo, è già lì che mi aspetta sono quasi le dieci del mattino, una stretta di mano due parole su come va, il tempo di girare una sigaretta e ce ne andiamo verso il suo piso, una volta dentro casa si tratta con lui, la base è 39kappa lui chiede sempre uno sconto per il viaggio che fanno i suoi e alla fine io gli tiro giù le spese sui 41kappa cosi salta fuori un solito 40kappa e 8cento e siamo d’accordo tutti e due, solo la mia mano su quel pacco vale 12kappa. Lo saluto gli lascio il numero di Melissa perchè io sto per sparire da lì a due ore. Prendo la borsa con dentro i soldi ed esco prendo il taxi e vado al piso. Melissa arriva stasera ma io ho ancora un lavoro da fare. Chiamo Borko gli dico di inviare alla sua banca la parcella come avvocato dal suo studio di 28kappa per tutto il lavoro svolto sulla mia immagine e che devo versare i soldi entro domani altrimenti vengo perseguito legalmente, la parcella è reale e lo studio è finto ma ha partita iva, cosi manda la parcella all’istante e vado alla banca dove ho ricevuto la parcella, la Santander e dico che posso pagare solo in contanti questa parcella che purtroppo non ho altro modo che versarli sul conto pagando le tasse chiaro ma non ho altro modo e cosi il banchiere mi dice va bene e io torno due ore dopo con i soldi e verso sul conto 28kappa, pago le tasse e invio i soldi a Borko dalla banca, chiudendo il pagamento. L’operazione viene conclusa ed è legale, ma lo puoi fare solo una volta, perchè poi si insospettiscono; quindi io sono pulito per la legge e detto questo, torno a casa con un leggero ghigno e chiamo Borko cosi lui mi gira i 20kappa che mi spettano sul mio conto Lituano e si tiene gli 8kappa suoi che gli spettano. Melissa arriva la sera, ma lei i contanti li gira al Casinò e fa ancora meno rumore. Sono le sei della tarde e i conti sono già stabiliti nel giro, c’è chi ha già preso la sua parte e chi sta ancora aspettando e tutto è sotto controllo, è un giro leggero di ciò che svoltavo qualche tempo fa, in cui ci sono soltanto dei bei ricordi. Fumo una Philip Morris che mi piace, adoro questo tabacco, è un peccato che costi cosi tanto. Mentre ascolto la musica penso a che lavoro ho in testa con questi soldi, m’è rimasto poco di quello che mi ha lasciato il mio vecchio, l’ho principalmente investito in cryptomonete e azioni sul Nasdaq, alla fine devo dire che fanno soldi importanti, sono ciò che mi sostiene, l’argento con cui pago gli affitti le spese, i viaggi e anche i pacchi in ritiro dal Cubano. Tutto quello che avevo l’ho messo dentro questo giro, ho pregato me stesso di non sbagliare, di chiudere la pratica alla svelta. Così prendo il telefono e faccio un bonifico a Jorge di 3kappa, prende sempre 3kappa perchè il contatto me l’ha dato lui e quello è il suo prezzo. Poi faccio un bonifico a Melissa di 5kappa che è quello che le spetta per lo scambio in spiaggia, mi resta il mio tour che sono 12kappa, giro 600 euro su un conto Italiano e mi giro verso la borsa, li ci sono altri 12kappa e 8cento liquidi e sono miei e di Sophie che è a Paris a gestire gli affari, lavora con i broker online in borsa a Paris, è h24 sui mercati e devo ammettere ha bisogno di staccare ogni tanto, quindi qualche cena ogni tanto ci scappa. Qui c’è un lavoro da fare svoltare i kappa sui broker, perchè poi si chiude e si torna a casa. Sono le otto e mezzo de la tarde Melissa è sotto casa io scendo a fumare, giriamo la fabbrica vicino al piso e lei mi guarda fisso negli occhi e mi dice :”se devo guadagnare 5kappa in una settimana facendo questi viaggi e sapere che mi bastano solo per quattro affitti con un rischio così alto mi sale il crimine!”. “Possiamo rilanciare, alzare il peso!” – “NO! La legge non ci protegge più se alziamo il peso!” ” Meli, i giri sono quelli tre volte l’anno non di più, non possiamo aumentare lo sai, la cybersecurity avrebbe più presa, è l’unica soluzione, o aumenti il peso e aggiungi un cliente più piccolo oppure non possiamo cambiare, queste sono le regole.” “Lo so siamo i migliori” “Haha rimarrà sempre tra noi due”. Finiamo di fumare e andiamo a casa, lei mi saluta e se ne va io vado in casa, penso a Sophie che deve prendere la sua parte in contanti. Melissa è una tipa seria, è una perfezionista come me, mi ha messo il suo nuovo numero di telefono in tasca senza che me accorgessi. E’ una ragazza che non ha paura di quello che dice, perchè ne è consapevole e prende sempre in esame quello che fa. In questo lavoro ci sono ragazze molto serie che mordono come delle tigri, tipo lei. Passa qualche ora, il ventilatore fa aria ma serve a poco, è un Agosto pesante quello del giro di Barcelona, sono tre lavori l’anno, ci siamo organizzati due anni fa con Melissa, chiaramente avendo Borko come spalla altrimenti non si può fare, anche lui ha i suoi giri di lavoro in Bulgaria e devo dire che ci sa davvero fare. Così tre volte l’anno c’è un giro premio a Barcelona per tutti noi, che svoltiamo le nostre giornate su questi lavori sporchi che non piaciono. Prenoto il bus da Barcelona a Paris, è un viaggio di merda di quindici ore con due cambi di bus ma è l’unica soluzione, sono senza patente ed è meno rischioso. Potrebbe esserci un controllo documenti alla frontiera ma non succede spesso e quindi la vivi un pò con ansia e paura che ti blocchino coi contanti. Faccio la borsa, sono completamente pulito, io non faccio uso di cocaina fumo solo qualche porro light ogni tanto. A me il denaro serve, non sono uno di quei tossici ricchi che non ha paura di buttare nel cesso 100cento rose, a me il denaro serve per vivere, per pagarmi le case e i viaggi e prima di tutto per mangiare. Sono uno che prima di spendere sa cosa sta spendendo e per cosa con che rischio, tipo nel crypto mercato, un mercato di folli investitori che sbarattano qualsiasi cosa per investire e tradare. Mi metto a dormire, ho fatto la borsa, la mia Kipsta nera ci viaggio che è una favola, quattro cose e si vola. Il bus è alle 11.35 dalla stazione dei bus di Barcelona, alle otto sono in piedi devo lasciare il piso con un giorno di anticipo, prenoto sempre otto, nove giorni così me ne vado un giorno prima. Senza lasciare tracce. Il bus è partito, sono quasi alla frontiera mi sale un pò di ansia, ci sono delle camionette della gendarmerie e la police che fa i blocchi, la realtà è che sei nell’unione europea e quindi certi controlli sono svolti tramite telecamera soltanto e non c’è intervento. O altrimenti ti va bene che non controllano neanche, nonostante tutto l’ansia è presente e il respiro qualche kilometro dopo è un respiro di sollievo che ti gasa e ti da autostima e ti prendi bene. Il Bus tira su Bordeaux e poi fino a Nantes e alla fine Paris. Arrivato a Nantes tiro le mie conclusioni, ma vengo fermato da un controllo di merda della police in stazione, erano a piedi e mi chiedono il documento, penso “No cazzo!”, controllano e mi chiedono di che origine sono e gli dico Italiano mi lasciano il documento e se ne vanno. Sapendo di essere ricercato da certa polizia italiana il cuore ha palpitato qualche minuto e poi un altro respiro ma seguito da una vocale “oh!”, Andrè devi stare attento. Arrivo a Paris, mi dileguo da Bercy e vado da Sophie, la chiamo “J’Arrive!” “Ok stai attento per piacere, ciao” neanche me lo fossi detto da solo. Faccio il codice, entro da Sophie “Ciao Tesoro è tutto a posto mi hanno fermato a Nantes e mi hanno lasciato andare, la frontiera pullulava ma siamo filati lisci, Paris mi sono dileguato in fretta, poteva andare meglio porca puttana!” “Cazzo a Nantes ti hanno fermato, che palle dobbiamo andare là in Primavera, speriamo che lo abbiano solo annotato, non è la prima volta che ti fermano mentre torni.” “Eh lo so è una merda, c’è sempre il sospetto che lo sappiano, sta cybersecurity di merda che ci fotte, fosse come una volta sarebbero molti più soldi, fanculo!”. Questo lavoro è sempre più rischioso del solito, quando avevo diciotto anni era un gioco da ragazzi smazzare in piazza, oggi è un lago di sospetti paure rotture di palle infinite, soldi che devi spendere per niente rispetto a 15 anni fa.” “Dai la piazza è più grande, mi sembri sempre uno di quei nonni di merda che si lamenta del passato, il picciotto che c’è in te non se ne è andato come al solito.” “Mi fa strano quando me lo dici, manco fossi mia sorella, sono anni che ci conosciamo e qui ci sono i soldi Sophie, domani sera ti porto fuori a cena, cosi mi aggiorni sui cfd di plus500 e dei tonni che devo girare su alpaca, per quel lavoro con il colombiano che tu dici che è un fenomeno.” “Bravo ragazzo, allora mi metto bella per te” “Ciao Sophie, ti chiamo domani pomeriggio, lasciami dormire” “Ciao Andrè!”. Dormo dieci ore, mi sveglio e mi faccio un caffè, stasera è dura con Sophie, c’è da trattare argomenti delicati e non è facile. Il giro si chiude e non ci vedremo per un bel pò, senza contatti senza niente e so che Melissa lascia sempre correre due lacrime dopo che le scrivo sul telefono “Tutto a posto Meli, ci sentiamo in Inverno tesoro”. “Abbi sempre cura di te piccolo”. Lei mi chiama piccolo, perchè ho sempre uno spazio nel suo sentimento. Mi rollo una sigaretta, sono stati tutti pagati e il giro sta per chiudersi stasera. “Pronto Bo tutto a posto?” “C’è sempre sta tipa da Londra sta Cinese che mi spacca le palle Crypto! Crypto! Crypto! Le dici di fare una società e ti salta fuori con la public charity che ha da fare e allora tsk! lascia stare, si tutto a posto ho eliminato la parcella e fatto i conti, gli affitti vanno bene, devi venire qui da me e lo sai che ti aspetto!” “Vengo al mare in vacanza da te, lo sai appena sistemo i conti qui vengo al mare!” “Devi vedere quanta figa che gira, che puoi scegliere quella che vuoi haha!” “Lo so amico mio, vorrei già essere palle a mollo ma non posso, comunque li ho messi tutti su chiavetta i profitti, ormai sono in cassaforte. Posso anche comprarmi casa se voglio.” “Bravo, qui il ristorante va bene, si sta bene, ho tutto quello che voglio ormai.” Metto giù il telefono, so che Melissa ha sentito Jorge e così mi appoggio la mano sulla fronte, Andrè, stai chiudendo e stai sudando, ritornare in studio a registrare, a fare a pugni con quei rapper maledetti, a scrivere i libri che vendi, a fare arte di strada come al tuo solito, stavolta è diverso, ormai sono due anni che fai questo lavoro e hai l’ultimo giro questo Inverno, poi abbiamo deciso che chiudiamo perchè il rischio è troppo alto e comunque abbiamo fatto buoni kappa io e Sophie in due anni di sbatti or noir. Corre l’anno e ho troppi reati scampati, troppe proteste violente da artista, troppe volte l’ho scampata grossa e sarà ora di fermarsi, altrimenti collasso. Sono le otto e venti, prendo il telefono chiamo il ristorante “Bonsoir vorrei fare una prenotazione per stasera, so chè è tardi arriviamo tra un’ora e mezza per favore”. Chiamo Sophie ” Tra mezz’ora sono da te” ” Pensavo non ti facevi più sentire, va bene ti aspetto”. Con Sophie sarà lunga la discussione stasera, abbiamo parecchi affari da discutere, ed è tutto molto delicato. Ho scritto la fotocopia del giro di questo Inverno, soltanto che il viaggio è stato più breve, stesso cliente stesso sbatti stessa cifra, stesso freddo, quel freddo che senti nelle ossa che ti rabbrividisce il pensiero, quando hai a che fare con aspetti e persone che non hanno remori sulla coscienza, che le regole le disgustano dal profondo. Stessa gente di molti anni fa. In pratica se non fossi stato in comunità, si sarebbe ridotto di brutto il tempo, avrei avuto meno difficoltà a chiudere il giro di Barcelona, in sette anni ho fatto dentro e fuori due volte e non ho cresciuto i miei affari come avrei voluto, ma nello schifo delle mie prigioni. Come quando ero dentro a Bergamo e mi scriveva Federica, ogni tanto mi spara un messaggio su facebook e ci raccontiamo come va, lei è una tipa seria che conosco e credo che sia in giro a scrivere della sua vita come faccio io, perchè anche lei è una scrittrice. Quando sono tornato quest’inverno, ho raccolto la mia faccia tra le mani ho tirato un sospiro a Bercy mentre passavo da Sophie e allo stesso modo mi sono lasciato con Melissa, fermandomi un momento, in mezzo alla strada e girando gli occhi verso una Madonna che mi protegge. E’ Gennaio, sembra ormai la neve più bella di sempre, quella che mi pulisco dalle suole quando entriamo al ristorante io e Sophie.
2° Capitolo
“L’Argento continua a salire, tu dici che con il nuovo ATH sarebbe sceso invece spinge ancora come l’oro, non so se hanno inserito il sistema IA all’interno degli assets però anche a me sembra strano, dopo un pump del genere dovrebbe calare non hai torto, invece continua a salire. Ho venduto per quel timore e invece poi appena ha dumpato leggero ho ricomprato la metà. Però non in cfd ho fatto tradizionale cosi sono più tranquilla, sai cosa c’è di bello che l’obiettivo l’abbiamo raggiunto, li abbiamo fatti con l’Argento, sai quanti? Il 54% in poco tempo è davvero ottimo il risultato. Ho tenuto gli assets e siamo già sopra, se cala poco male abbiamo comunque fatto cassa e bene con l’Argento. Poi c’è la Rolls Royce che ho venduto e ti giuro continuo a sorridere su quella cifra, quello che mi avevi detto tre anni fa si è rivelato 112% di guadagno, mi sono sistemata per un bel pò, lo ammetto hai fiuto, non è la prima volta che te lo dico.” “Sei tu l’economa non io lo sai, mi lusinga” ” Ho preso 4 azioni Nasdaq l’anno scorso le ho aggiunte al portafoglio, ormai mi sento una cazzo di statalista che non fa altro che seguire i fondi, mi sono ridotta una sanguisuga purtroppo.” “Lo sbatti è quello, prendere sempre il meglio dalle informazioni e trarne risultato, è un lavoro da cervello fino e tu sei sempre stata bravissima a far fruttare i guadagni”. “Si Si poi mi sono presa una percentuale su un fondo che avevamo creato con un’azienda da cui sono uscita, perchè ho una novità per te” i miei occhi cambiano espressione e si addolciscono “Ho deciso di entrare in società con il Colombiano, lui è fortissimo sui mercati e lavora in anonimo, gli ho parlato di te e abbiamo creato un ufficio online molto protetto, dove costruiamo le percentuali dei fondi, siamo solo io e lui e per te c’è il 16% se vuoi unirti e ti gestisco tutto io cosi puoi lavorare nei tuoi ambiti artistici senza preoccuparti. La base del fondo è in centinaia cosi le percentuali sono impostate e semplici, abbiamo attaccato i broker con cui lavoriamo e spingiamo tutto su quei fondi che utilizziamo per gli investimenti. Ad ogni centinaio aggiunto tu hai sempre il 16% ma se non ti aggiungi rimane il 16% del fondo precedente investito. E’ un piano di evacuazione niente male, che ne pensi?” Pensavo che mi chiedesse di starci assieme e invece mi ha proposto un lavoro, Sophie è talmente affascinante che alla fine ho un debole per lei, resterà sempre la mia socia insegnante della materia finanziaria, probabile non la mia tipa. ” Va bene sono d’accordo, prendo i giri delle prime tre centinaia e basta, a te va bene?” ” Perfetto era quello che volevo!”. – “Lui si chiama Manuel, vive a Berlino, in periferia.” mangiamo tutti e due un filetto con la salsa di carote e carciofi, eccellente buonissimo, mezzo bicchiere di rosso, mi guarda e mi dice “Andrè, dobbiamo smetterla con questo giro sporco, non possiamo andare avanti, se ti portano via io non so cosa fare senza di te, sono talmente affezionata che starei male davvero, di soldi ne abbiamo abbastanza in società, fermati non sbagliare!”. Alzo lo sguardo su di lei con gli occhi lucidi vorrei sputare la cattiveria degli anni che ho passato in comunità sotto infamate enormi, da quando conosco Sophie lei non mi ha mai mollato, allora mi metto composto, gli occhi assumono un fare assassino e la pupilla si restringe, al punto che esce una lacrima di odio viscerale e cattiva. “Va bene tesoro.” – “Sto lavorando ad un progetto artistico, è online su WordPress la piattaforma che usano tutti gli scrittori nell’Otan, vorrà dire che racconterò delle mie storie e mi metterò comodo senza lasciare tracce, scrivendo dei giri della mia vita, senza più muovere un dito su ferri sporchi o pacchi di coca, sono d’accordo con te, e così farò, è come se sapessi qualcosa di me che io non so Sophie!” “Ti cercano vogliono sapere dove sei, spaccano le palle a tua madre, a tuo fratello, ai tuoi amici, tirano fuori storie del passato per screditarti, ci sono di mezzo anche degli psichiatri delle comunità dove sei stato e gente che dice che sei pericoloso e che sei completamente pazzo, fanno tutto questo e alcuni sono dell’industria musicale e artistica in Italia, sono loro che muovono contro di te, ti vogliono morto, dovresti fermarti a riflettere caro Favela!”. La mia espressione si incattivisce e diventa nervosa ma resto composto e le dico” So bene chi marcia contro di me e farò tesoro di quello che mi dici, come sempre”. Pago il ristorante, usciamo e mi accendo una Philip Morris, lei tira fuori il pacchetto di Marlboro e nè accende una, ci guardiamo negli occhi due secondi, intenso, fumiamo senza dire niente come se qualcosa si formasse tra noi due un’intesa, che corre nel sangue. L’asfalto di rue Lafayette sembra rovente, i capitoli chiusi in silenzio con vecchi boss, di nascosto tra me e Sophie, sono un macigno sulla coscienza che sprofonda nella vita, va giù dritto all’Inferno da dove non torna più. “Ti accompagno a casa, chiamo un Uber e andiamo” ” Va bene”. Accompagno a casa Sophie e la lascio sola, esco dal palazzo e m’incammino, è tardi sono quasi le 2 di notte, c’è poca gente per strada, svolto a place d’Austerlitz e mi avvio a casa, fa freddo, mi chiudo nel giubbotto e non penso a niente. Dopo venti minuti arrivo a casa, chiudo la porta tutte le mandate come un gesto di liberazione. Respiro profondamente, tiro fuori 4kappa dalla tasca interna dell’Armani, li metto sul tavolo e penso:” E’ finita, abbiamo chiuso.”- la storia è completa abbiamo chiuso posso spegnere il telefono, scrivere due righe su facebook per dire a gente varia che è tutto ok, posso smetterla di fare il pusher, posso tirare una riga nera con il marker sulla parola passato. “E’ finita, non c’è più niente da dire.” Accendo il pc, guardo gli amici di facebook e guardo il progetto a cui sto lavorando, “Va bene” farò così, tralascerò nel romanzo le mie tracce del passato e scriverò dei miei giri in questo Fiore della Notte, il fiore che ho coltivato e che sono diventato, ciò che agli occhi di chi non mi conosce o di chi mi minaccia al posto dei petali ha delle spine secche e appuntite, come coltelli i denti con cui mordo il pane dei miei vizi capitali. La lotta dentro l’editoria la fuga dalla tua realtà di strillone, nel silenzio dei vicoli con poca illuminazione, sgattaiolo furtivo ballando il prezzo delle mie lacrime di lode sulle malelingue della mia vita, i miei preventivi sulle facce scure di chi mi ha perso per queste strade sulle note di fiati orchestrati per uccidere, con quella melodia sfrenata che esagero nella nascita, del picco che l’inchiostro crea un flusso di energia come un’onda che scrive i decibel e le nozioni, per stare lontani da me, la mia protezione sull’asfalto, un credito infamato da tutti, solo che in pochi davvero, possiedono, la mia street fame, il mio oro nelle pupille nelle mie pupille, il cielo grigio panna accompagna questa mattina, un servizio terminato. Dormo, mi sveglio e mi faccio un caffè, guardo fuori dalla finestra, in strada, la Paris che vedo incanta, la mia lettera assume carati romantici, che scivolano tra le rues che calpesto, le mie AirMax noir mi portano ovunque, sterrati spiagge boschi neve paesi e città, qualsiasi terreno ci sia ci sono sempre dentro con le mie Airmax, che poi detto fra chi conosco, c’è sempre qualcosa che non ti piace di quello che fai che ti infastidisce, come l’affitto da pagare e le spese della casa, la spesa che fai per mangiare, o gli sbatti di contare anche i centesimi per fare risparmio, sono cose che si fanno per avere sempre tutto sotto controllo, non come quando c’era mia madre che sborsava, perchè tutto quello che mi sono guadagnato nei miei giri nel sud Milano quando avevo vent’anni, l’ho speso tutto per colpa della patologia psichica che mi è venuta, mi hanno drogato, lo so che lo hanno fatto ma io avevo perso il controllo, dopo che si era chiuso il giro e purtroppo è stata una situazione altalenante, con cui in tanti hanno avuto a che fare, in specie certe ragazze che frequentavo all’epoca, purtroppo con loro specialmente una, ho fatto un disastro. Ancora oggi si cerca di capire, solo che io le mie indagini le ho chiuse, dal primo diss ricevuto per accaparrare la scena, a zero poesia, all’ospedale dove sono finito, ai lavori eccellenti per strada con il fumo buono, alle botte con i politici. Purtroppo tutto questo è stato passato sulla mia pelle ed è il giro in assoluto più pesante della mia vita, lo scriverò in argento liquido, per mantenere le AirMax a terra, nel mio nuovo stile ma come una volta. Uscivo di casa alle due di notte per beccare i clienti più volte, anche solo per 10 rose, era un lavoro difficile e nella mia favela, girava aria omicida, tutto sul taccuino moleskine i miei creditori del sud del lodigiano e del milanese, le bocce di Acquerello piene di argento e il fumo gratis. E’ un periodo gravoso sulla mia carriera, in cui ho pianto, in cui mi muovevo in punta di piedi per non avere problemi con la legge. Un periodo di lavoro da sgherro, che faceva gola a tanti con la parola di Ale, nel giro dei fatti di qualche kappa fatto in fretta, alla parola di Tony, che si aggiunge sul tardi, quando ormai l’azienda era avviata. Alle mattine a beccare i clienti, nei bar e nelle piazzette alle sere in cui si contava la guada del giorno, il momento in cui mettevi via le tue rose fresche per andare a ballare, per mantenerti le sigarette e fare risparmio sulle guade. Andavamo a ritirare con la Brera, eravamo dei falchi e piaceva svoltare sugli asfalti di casa nostra. La realtà è che avevo una tipa, Martina ci siamo lasciati poco dopo che un calabrese mi aveva inseguito con la sua Smart bianca, il giro con Ale era appena iniziato e dopo i lasciti con Chiara e la disperazione della mia fuga a Londra nel giro di un momento difficile mi ruppi la gamba giocando a calcio e finì in ospedale psichiatrico praticamente l’anno dopo. Fu il disastro tutto iniziò dopo che Chiara mi lasciò, presi una strada criminale e oscura mi misi in piazza, ma durai poco cosi aspettai e presi le redini con Ale i nostri contatti erano buoni e facevamo il nostro lavoro, in una certa pace collaborativa, non mancavano i soldi e saltavano fuori le rose per camparci. Si ritirava ogni settimana, il giro di qualche panetta era il motivo per andare su col prezzo, da 7 rose a 8 rose ma alla fine c’erano panette meno costose e si stava sulle 6 rose al grammo, in piazza, nella favela. Con Martina feci un disastro iniziammo una guerra che mi ha fatto male, come io nè ho fatto a lei ma non sto a racconatre più di troppo, lascio che ci sia spazio per dire quello che si vuole, nonostante stessimo assieme io non stavo bene ed è vero alla fine ho sbagliato a sottovalutare la mia situazione da ignorante cosi finì in ospedale e da li prese un giro malvagio, di cui lei che è una tipa seria, sa bene di cosa parlo, di quanto mi ha odiato. Erano le nove del mattino con Tony a girare dieci grammi a un tipo del sud milano, Tony non voleva darglieli perchè non aveva soldi e il credito lo facevi ma solo a chi sapevi che pagava cosi io gli feci un discorso a Tony, diamoglieli a credito e se non paga muoviamo le mani, ma cosi si sparge la voce lui ci fa comodo per diventare più grossi. Tony mi ascoltò e una settimana dopo c’era gente in più che telefonava e il giro si allargò a qualche panetta in più, fino a mezzo kilo. Era un bel lavorare alla piazza tra noi tre, i soldi li tenevo tutti io, mi chiamavano “il contabile”, il giro viaggiava forte, la gente comprava il fumo e gli stava bene il prezzo, era un fare mica male, cosi dopo che avevo mandato tutto a farsi fottere con le mie ex iniziavo a vedere 7-800 rose fluttare nel mio portafoglio, nel giro di qualche settimana, era lo stretto giro del black sugli asfalti della bassa, con ghignate abbondanti tra di noi. Purtroppo la patologia andava e veniva e io la sottovalutavo, infatti finì in ospedale altre due volte e piangevo da solo perchè sapevo il male che mi stava facendo Martina a Pavia. Ho passato anni a capire cosa mi fosse successo dopo che Chiara mi ha mollato, so che sono stato drogato con delle bevande non consentite, che si servono a chi è scomodo alla politica del tempo, dato il mio talento letterario e artistico, sono stato punito, secondo loro, i double face, per le mie virtù. Cosi il mio verso correva a Roma su riviste letterarie del tempo, da stagni di poesia a correnti artistiche, la bohem che esprimevo dava fastidio e le mie critiche contro la società erano sul nascere, ma già friggeva negli artisti di allora, il senso di predominio sulla scena letteraria. Così fu una caduta nel languido poetare senza ascolti ma durò poco questo silenzio, ripresi a fare pubblico con la partita Iva, misi in mezzo tutto anche la follia e il giro andava, ero un tipo serio che calcolava le mosse, purtroppo mollai tutto anni dopo quando lasciai Firenze, per andare in Spagna. Feci la stessa cosa, chiusi il servizio dedicandomi soltanto alla mia arte, conoscendo persone di strada davvero, che raccontano storie a cui bisogna prestare la giusta attenzione. “Pronto Andrè c’è uno che vuole due pane viene da lontano, domani dobbiamo essere svegli presto alle sei è la punta” ” Va bene ci becchiamo domani alle cinque da te cosi andiamo” “Ok bella”. La gente vedeva la Brera e aveva da dire, volevano essere street anche quando compravano il fumo, in parecchi hanno avuto da dire, ma alla fine in strada c’eravamo solo noi e il giro pesava, alle orecchie dei Carabinieri. Purtroppo col passato dei ricoveri attiravo attenzioni e persino i miei viaggi a Firenze con il fumo non potevano più essere fatti, avevo giusto un paio di clienti e gli portavo il 3000 un tipo di fumo particolare che piaceva di brutto, parecchie volte l’anno ed era 1 kappa buono di valore con le spese viaggio da pagare, sul kilo che eravamo arrivati a far girare in un mese di piazza, in tre. Alla fine ci fu un breve periodo, in cui s’inserì un elemento nel giro che non nomino, che ci fece andare giù, guadagnammo solo 100 rose a testa nell’ultimo giro perchè questo faceva il furbo e si teneva e spendeva i soldi, cosi mi incazzai di brutto e il giro si chiuse li, ci piantai una sclerata perchè dopo quasi tre anni di contabilità sul black delle piazze che avevamo cento rose di guada mi facevano salire il crimine atroce. Cosi chiudemmo baracca e ognuno per la sua strada, bruciai tutte le liste e feci sparire gli opinel, le bilancine, avevo fatto dei pezzi in studio a Firenze, successe una cosa, una brutta cosa: venni pescato dalla legge per violazione di domicilio in casa di una ex che non nomino, perchè non voglio ricordi di questo, perchè era il periodo criminale della mia vita dove ho toccato il fondo, presi tre pugni in faccia dal fratello e mi lasciarono andare, ma anni dopo la legge mi pescò e ricevetti una condanna in OPG. Scappai in Spagna con la legge italiana che mi perseguitava, chiusi definitivamente il giro in maniera violenta, pagai il debito con il contatto di Firenze e mi levai dalle palle in fretta, però ormai ero già condannato. Terminai il giro più pesante della mia vita cosi in un viaggio a 200km/h direzione Barcelona, scappando da tutto e da tutti, persino mia madre, fu un controsenso, trovai l’oro e ci rimisi i sette anni seguenti, mi feci due volte la comunità psichiatrica a Savona e poi a Bergamo facendo avanti indietro tra Spagna Francia e Italia e queste galere le ho pagate con il sangue, nell’ingiustizia di ciò che la legge mi ha fatto. Dopo sette anni di punture, pianti e delusioni, mi trovai di fronte ad una psichiatra in un momento di pace totale a casa mia, che mi disse “Devi tornare dentro” allorchè sparì, per sempre dalla mia favela e chiusi il giro consapevole dei double face criminali dell’industria artistica italiana che mi vogliono morto, così da sigillare questo pacchetto su matalaluna e gli eletti sensi, della mia sacra e santa Libertà. Chiusi matalaluna, trassi il benefatto aurifero e iniziai a scrivere il Fiore Della Notte, la faccia del freddo che ho dentro, la guerra che ho fatto, dove nascondo la mia verità, che detta brilla come un fiore della notte, della mia gloria. Certa gente pensa di avere ragione solo per assecondare la propria coscienza e certa gente invece di coscienza proprio non nè ha neanche per sè, la realtà spiega il triste declino delle facce di alcuni artisti che si ostinano a venire contro la mia letteratura, mi dispiace scrivo la poesia da quando sono bambino ho una madre che viene dai ’60 che ha buoni principi, sa il fatto suo e non credita le tue palle enormi di super criminale che credi di essere quando sbirreggi tutto alla polizia con l’espressione di chi cerca conforto, i tuoi amici non sono i miei amici, guardati bene dalle storie che fai ogni volta che tenti di assassinarmi, perchè tu fai parte del regno dei bugiardi, dei trucidatori accordati, io invece sono la sponda opposta, quella che non te la fa neanche vedere la biglia perchè tu non hai merito nella street fame, sei solo un secondino che fa fuga di notizie, qui c’è scritta la verità e sai cosa vuol dire, significa che tu sei il vuoto che resta dopo le mie ghignate sull’asfalto sporco, sputato negl’anni con l’eco della strada, il passpartout che non riesce a prendermi, le tue manette sui miei polsi che rompo ogni volta che scrivo la verità, una lingua rapida e bollente, come un proiettile nel tuo cervello di grande artista. Così corre nelle cente delle mie guade la tua bugia e frutta il seno della mia fonte, dove cibo la mia anima di amore mio, che cavalca il delirio e sotterra la tua flebo di zombie, nel processo del campione che cerchi per svoltare i tuoi pattern IA, quando alla fine sei solo uno sporco doppiogiochista finto e maledetto come le tue bottiglie di Crystal, con cui mi hai avvelenato e drogato per avere la plaza sotto chiave, che paghi care mentre le mie rose sono il pane dei miei diletti. Così svoltai in Strada Nuova, senza più volerci tornare, lasciai la Pavia che mi aveva adottato, senza maledire con il ghigno della verità, mi ripresi la plaza spaccai l’altare delle maldicenze e lasciai il crogiolo il rubinetto aperto, per tenerti lontano da me, dove cresci nello stagno della tua bugia. E’ rendere lo stile un’inchiostro fatale, giudice che dice la verità e costipa la tua carne al merchandising e alle lacrime di chi non palpita sulle note avvenenti del culto, di ciò che vorresti, invece sei soltanto arrivato dopo, con il tuo malloppo di scarse bugie home made. Così la mia patologia psichica mi portò via tempo, lustro e successo, frequentavo club riservati solo a certi dj’s che ho ascoltato molte volte, che apprezzo sempre perchè il talento si esprime, non faccio critiche resto sempre sui miei pezzi preferiti, soltanto che la Techno suonata è cambiata negli anni non avendo il diritto di dire mi limito soltanto a capire cosa vogliono i deejay dalle loro performance, nonostante il mio pensiero radicato nei duemila, quando ci fu il successo splafonato, gli ottoni li sento ancora in certi pezzi così come certi bassi da brivido che mi rallegrano, sapendo che ci sono artisti che mantengono una linea orchestrale, che fa piacere sentire. Le correnti variano e gli artisti seguono le onde, mi ascolto i pezzi di Amelie che ammiro molto, ma non vado alle sue feste, devo ammettere che i suoi suoni mi ispirano, ho perso tempo anche dietro a complimenti, alla fine valuto sempre il valore del disco ma non vado oltre che a mettere l’orecchio, perchè il gusto del suono è qualcosa di piacevole soltanto. E’ alla fine che trovo delle Muse, alle quali mi rifaccio in letteratura, di cui esserne ammiratore è un fattore maschile. Così pago il mio dazio con la legge la mia colpa, il mio sangue sputato nella mischia della carne che lotta per avere un pezzo di pane, stavo annegando in un mare di guai e non avevo nessuno, fianco a me, soltanto un gabinetto dove vomitare il male, ero in cella a Strasburgo e stavo cabriolato come un fagiano. Fare tutti questi lavori in mezzo a latitanze deviazioni psichiche subliminali, depressioni violente e momenti in cui agisci in poca lucidità, ti porta ad avere, un senso che negli anni quando curato e sotto controllo, superiore della realtà e ti porta a capire cose che non immagineresti mai di sapere, come il viaggio in Polonia, in cui c’era da capire dove questa guerra ci sta portando, su che strade di mercato, su che fucili utilizzare per le mezze miglia o le miglia e mezze, che tipo di granate servire alla fanteria o che tipo di bocca parla di guerra in televisione, se una bocca sporca o una bocca accomodata su belle poltrone facili da foderare per fare del dire bellico un torpiloquio che non ha visto che cos’è la realtà, se la faccia dura di chi ci è morto davvero o le puttanate sul petrolio che si sentono spergiurare dai paesi del Medio Oriente in accordi con chi si vuole liberare del Petrolio, perchè ne è dipendente. L’Unione Europea e la Nato. Purtroppo il genere di pensiero popolare ha fatto credere di avere ragione ai russi, ed è stato constatato ma di fatto la ragione non è loro. Questo Argento gonfia il pocket in maniera pesante, è così che ho dato le spiegazioni del mio giro passato, orbitante su quello che hai visto di me, un prestigio che hanno davvero in pochi.
3° Capitolo
La caratura del linguaggio va utilizzata con dosi oneste, non si può versare il prestigio su di un fatto che poi realmente arriva fino a un certo punto. La fusione delle parole, assume un corto passo e si avvile all’Argento rapido, poi riflussa e si dilunga in pennelli di Oro smaltato sulle dita di una escort che ancora oggi mi racconta di certe storie che mi riguardano, di quando il giro di Paris prese luce in diamantino, sulle note di musica mixata da più mani. Miriam me lo racconta su chat private mentre batte il martello della legge sulle cattedre di Brescia, per le quali fui angherato dalle sue barre di stato. Il segreto che corre è l’amore di una lettera scritta in diamantino, con sfumature rosa dove mordere la pelle abbronzata dal sole del Tirreno. E’ una vipera che scorre la gamba e sale su come una paura, deglutisci in silenzio e obbedisci come vuole il desiderio di chi ha fatto l’arte della tradizione, il senso profondo che costa la faccia che metto di fronte al problema. La luce del prestigio scende come gocce di mandorla nelle tue labbra e bagna l’anima di un piacere costoso, come la Libertà, mia Musa giudicante, il velluto serve soltanto a pulirti le lenti degli occhiali quando ti nascondi dal sole che baci con tremore, del tuo pulviscolo di sbaglio in quegli occhi che ballano la guerra dentro i miei, lo sai cosa valgo. Il diamantino scorre nella lingua come un fulmine lento e assoda la patta e il vizio nell’invocare la giustizia, per il tuo appetito di formidabile escort, degli alti tacchi per cui vìola il pudore e nè fa questa legge come un gioco, che sparge la crema dove tu imbocchi la tua perversa voglia di me. Lento passa il piacere e godi di quello che ci ha dato la strada dove precipitiamo in discesa libera, da quelle scale che poi risalgono, si schiudono come scelte e la protezione di cui hai voluto pagarne verità, vale il diamante che brilla al buio nella sua polvere di secoli, per ciò che fu il mordersi al cuore. Passarono cosi le vicende delle nostre notti segrete, per cui il tuo viso sorride e nè palpa, l’autore in questo patto svelto, ma dura poi il mio dileguarsi tra le carte, in fondo poi a ricettare il male, in splendide mandorle e gocce di diamante protetto, nella sua libertà, in giro per la Paris che divide il prezzo di chi ha pagato dal prezzo di chi invece deve pagare davvero. Mandorle di Diamante, custodite nei caveau dei silenzi, in cui c’è il rispetto di quello che avremmo da dirci tu e io. Ti trovo sempre li, dove ti ho lasciata Miriam, tra quattro portafogli ad aspettarmi. Così il prestigio della letteratura corre negli uffici risale il fiume del dolore e naviga contro le cascate, in pioggia di Smeraldi, nelle tradizionali occhiate che lancia il giudice al carcerato, in cui travaglia la maldicenza e la disperazione che la legge taglia fuori, con scure di boia làddove non c’è perdono, di prestigio non ci può essere se resiste questo sound di bubble, sulle note della decadente tromba che annuncia il desiderio: quelllo sfondo annerito di consapevolezze che distinguono l’Argento liquido dalle mandorle di Diamante, nello stile vivente, dei miei occhi sui plichi di Poesia, in fatti sospetti, come un’ispettore che indaga con il fucile, o le più veloci micro spy, che uccidono con le loro registrazioni a trabbocchetto. Il giro prende forma in sottile piega di pietà, verso ciò che commenta la realtà parlata usata come scusa a odia a scherni, a ciò che la mia vita la strada non ha mai negato. Il rispetto resta sempre quello, di uno sveglio, ma poi cosa conta gocce di smeraldi pizzicate come gente che ha valore dalla legge, con odio e sregolatezza da chi accusa senza giudizio, un’ origine più umile del tuo ridere di me, quando prendi una botta che ti taglia per sempre l’animo e resti li con il dolore che sanguina dalla bocca, lì non c’è niente, gli opposti i simili, i più stressati di utilizzare il verbo come calunnia e fare la grande balla da cantare come se nè avessi il diritto, a chiedere cosa o come sto per dire che sono uno zombie che fa schifo. L’opzione resta rompersi la testa senza sapere che c’è da capire, di certo non le loro raccomandazioni, capire che la legge ti inserisce in un percorso riabilitativo, per cui il tuo essere sui registri dei ricercati, dei criminali, degli indagati, dei colpevoli che hanno colpa davvero, in una vita mi sono chiesto se fossi innocente, di fronte alla spada: “No, sono colpevole”, non di quello che c’è scritto sul tuo registro o sul tuo taccuino, di aver scelto, dopo l’incredibile dolore che ho provato, di fare la guerra a tutto questo, invece di curarmi davvero, dalle ferite. Cosi sarei cresciuto, con un agire furtivo, un fare assassino, una cattiveria costruita nelle mie poesie. Una tristezza, un pianto. Quello che poi sono stato è stato proprio questo, quando mi sono salvato tra le scie di questi Smeraldi, sul giro di Paris, in cui non guardo la capacità, guardo in silenzio lo scorrere del tempo sulla musica in remix da più di dieci anni, mentre il mio sorriso mentre so di essere Libero, sparisce nella storia, di chi ha seguito la verità, sul mio fatto poetico di estrema attenzione, sulla critica di chi sta dietro alla vecchia maniera, di chi non mi comprende e rassegna idee ad un insulto ricercato. La mia e soltanto mia strada che non mi ha tradito, mi ha lasciato li tra lacrime di Smeraldo, sul tuo volto che lacrima. Così mi sono salvato, sulla palla di fuoco in cui non mi sono bruciato, dove ho avuto la danza delle mie virtù. Per questo vale, il tuo rispetto. Nel senso della tradizione, fare il Nismo della tua vita, dove metterla in gara, dove non esistere. In verità questa storia che la strada è tutta la vita, ti nasce in senso orientativo, varia a seconda di quanto ti senti in grado di crederci, che per strada trovi tutto e ci sono persone nei salotti borghesi, che sputano sulla povertà di chi ha scelto di fare Arte, la mia Arte. Quando termini un servizio, chiudi un giro, di Lecta de la Loy martial della pena di corvino, ai salti mortali, per avere 100 rose. Rimbalza, come un proiettile nel carrello in cui ci ho messo il Pr. 01 l’unico tipo di Pr. che funziona nella mia funzione sul grilletto alla tua fronte di strillone e infame. Così è un cut head del giro di Paris, in cui sono rimasto in piedi, tra le tue braccia in un momento di silenzio, ripresi a capire dopo la mia schiavitù alla tua fonte di Zaffiro, in cui bevo il succo del tuo orgasmo, in silenzio dove nemmeno un Dio riuscirebbe a strapparti da me. Navigo sotto copertura in un mare di malelingue che minacciano la mia Libertà, questa copertura è l’Arte con cui mi sono vestito, il metodo in cui non ci sei riuscito a fottermi. Così sono questo bacio, sul tuo collo cosi violento che lascia il segno di uomo libero. Il servizio di questo giro lo termino lasciando un suono di malizia che sfreccia nel profondo del fatto successo, al patto con gli assassini del regno d’Italia, che la plaza a cui lavoro è un cielo, un cielo che non vi appartiene. L’orbita del giro della Paris chiude in silenzio tanti anni di lavoro, tanto esercizio dello stile, pretendersi dove il rischio è troppo grosso, dove sbagliare vuol dire svirgolare dal Nismo, così il diamantino flusso di riflessi, scopre alla luce la sentenza della fiducia, lìddove non c’è stata voce o dove tu hai espresso la cattiveria sul mio cuore. Làddove cresce l’abbondanza, di un Artista assoluto negli anni, per cui la sua pena ha così estirpato. Lento a passo corto, con dieci carezze delle tue mani, con il diamante sotto scorta, in questi carati di amante, del tuo vizio di castigarmi quando la carne che mordo per redenzione dal mio peccato profuma di Chanel. Tutto ciò orbita nel giro di Paris, proprio per queste strade sotto la neve, in cui la Mafia che ho fatto non ti ha fatto vedere la boccia, dove la Mafia su di me, ha sterzato per andare altrove. Così i patti sono stati raccontati, letti e fatti nel nismo, della Favela. Riprende quota questo Raptor, colpito da una scarica antiaerea, che dissesta la rotta. Vola verso il cielo, si nasconde tra le nuvole, le ali d’acciaio di un predatore dei cieli. Sbarella la tua voce di critiche, il detto compenso, una casa al mare. Chiude l’orbita questo zaffiro sparisce nelle canzoni di moda, è l’eco del fatto di tale lettera di diamante. L’orbita pesante del giro di Paris completa il Nismo, si svolta sulle orbite più piccole, interne e protette, a questa mega Orbita di tanti anni, qui a Paris dove tutto combacia di nuovo in un dejavu, sulle scrivanie di chi comanda con il ferro e il distintivo le strade, dove l’Urban e la street sono più fitti e gruppi di Artisti che valutano il carato. “Sì è un diamante, 12 carati è un tenebrescente, è molto bello complimenti” “Bhè grazie, buona giornata”. Svoltai allora nella notte in cui presi forma, trassi vantaggio dal silenzio nè divenni Principe, del fiore della notte. Corre nel vuoto questo pensiero marcato di petrolio, pesa l’oro come merce qualunque e sfocia in versi di mercato che fanno rabbrividire. Sophie mi telefona in tarda serata:”Andrè hai visto che botta l’Argento e l’Oro, vanno su non si fermano più, mi ha telefonato Manuel mi ha detto che ha già creato l’ufficio ci colleghiamo con la borsa di Paris, in diretta sui nostri canali per vedere se c’è qualche investitore che ci segue nel progetto, eh devi sapere che lui nel piatto ha messo tutto ed è molto, è il 50% delle azioni nei nostri fondi, allora sarai pronto a muovere i tuoi capitali, visto che è passato più di un mese da quando hai accettato l’offerta” “Eh si tesoro, credo che tu abbia ragione, ma dimmi una cosa, per caso l’ufficio che hai creato è già stato tracciato o no, perchè sai muovere tutti questi tonni non è roba da poco, voglio sapere se non hanno già tracciato i movimenti, per creare l’ufficio devi muovere e per muovere devi fare una transazione.” ” Tracciano dagli USA l’ufficio è inespugnabile ma la transazione viene comunque tracciata, quindi c’è una banca che rileva la transazione e so già che vuoi sapere se c’è da pagare le tasse, le dovresti pagare in Italia.” ” Fantastico, sembra quasi divertente” – “Va bene dammi 24 ore e faccio il movimento, come li vuoi in valuta corrente o devo trasformarli?” ” Valuta corrente va benissimo si adattano al format, è la cosa meno cara che siamo riusciti a fare!” “Va bene Sophie, ci sentiamo domani.” Dopo tre anni di mercato Crypto e due di mercato azionario ho fatto dei bei tonni, credo che affidarmi a Sophie sia una buona cosa almeno posso scrivere in santa pace senza uscire pazzo per la volatilità del mercato, cosi ragionando con tranquillità posso mettermi in proprio e andare per la mia strada sereno, senza avere ripieghi da leggi o da bastardate varie che mi compromettono. Lo stile con cui mi espongo è sempre molto elegante e meno vario che cercato nello spirito, la credibilità del mio fare poetico ha la sua faccia reale e scompone molte rocce di pregiudizio che navigano nei branchi di chi cerca persino di opporsi, alla mia lettera. Così fu semplice girare il 16% sul conto di Sophie, con l’intento di stare dentro il lavoro che ha fatto e avere una buona base d’investimento, su cui poggiare per il futuro che bisogna vivere. Il passato di una vita dura e spregiudicata è alle spalle e si percepisce nell’aria il cambiamento, il volare basso della mia indole sulle certezze che mi tengono in vita, negli scambi di opinioni che valutano il rendimento. Persino la volontà di ciò che si è fatto echeggia, dietro di me come una scia brillante, mi permette di avere presa sul netto, delle mie vicende. La realtà del giro di Paris prende forma in una direzione, c’è solo una via da percorrere non svariate, la via della qualità, per cui vale la pena lottare, non sono decisioni prese in momenti difficili, sono delle scelte fatte per capire fin dove si può arrivare con lo studio della propria vita, fino a quale gradino poter salire per prendere il posto da cui non scendere. Il valore che dò alla mia ricerca dell’Underground è più svelto nelle prese in carico e svolta facilmente strada se c’è un problema grave. Paris e il suo or noir è un verso di sangue che non lascia scorrere le lacrime, la vita per strada è dura e difficile da capire per chi non ci sa fare. Loro mi guardano mi osservano, non è come stare con dei tuoi amici di università, loro sono criminali e battono la rue tutti i giorni, controllano il traffico e fanno giochi di prestigio per avere più soldi, ti mettono le mani addosso se stai sul cazzo. Il mio giro qui a Paris è un fatto solito, ci sono i pusher i mercanti, ci sono i ladri ci sono i transessuali, ci sono le prostitute. Ci sono le agenzie che promuovono la criminalità, ci sono i pezzi grossi che viaggiano sui blindati, ci sono i pezzi ancora più grossi che stanno addosso alle banche. La vita la scegli in base a cosa sei principe, io di fatto nè sono di parte; in ciò la strada mi ha sempre riconosciuto il merito e non mi ha mai ferito.