IL DISCEPOLO E LE TRE MUSE

Nel tuono del secolo, sui destini misteriosi

spinge il suono del poeta, soltanto.

Sull’onda del successo, nei cuori focosi

artiglia la fonte della parola, nel fatto.

Per il cielo della verità terrena, le stelle

cantano veloci le luci dell’universo.

Le tre Muse sono tre fonti dell’Arte,

una dj una pittrice un architetto.

La legge umana esce dai vicoli, non prende

il pezzo di storia ma crea fama e dintorni

all’urbanistica delle condanne. Guardando

il cielo dalla cima risponde la meraviglia

la distanza la vista prolungata.

Nel suo congiunto alza il presentimento

cosi costruisce a norma di pena,

la città e i suoi parchi, il suo fiume

rende da quella certezza una struttura.

La musica si è posta sulla legalità, dei fatti

nel nulla dei significati, rimbomba il media

crea palchi di noia e ironia al servizio

della legge terrena che pena diventa.

Il colore si posa su oggetti e prestazioni,

su visualizzazioni di plastica e di velocità.

Il focus ordinario riscontra la perversione

della necessità di ottenere ragione.

Sulla pena risponde questo specchio,

trafigge il popolo lasciando lo spazio

soltanto al prototipo di successo impiegato.

Le tre Muse hanno detto questo al discepolo,

figlio dell’hardcore underground resistance.

Dove l’arte ha seppellito il bravo e buono,

dove non ci si conosce ma ci si conserva

e condividere un pezzo d’autore,

rappresenta l’appartenenza al lato differente

non opposto ai vostri tradimenti legali.

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